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SUMMARY:Visita guidata – La Pinacoteca Tosio Martinengo di Brescia
DESCRIPTION:Il cuore dell’arte di Brescia\nLE ISCRIZIONI ALLA VISITA GUIDATA IN CALENDARIO PER IL 6 APRILE SONO CHIUSE\nAllestita nel seicentesco palazzo Martinengo da Barco, la Pinacoteca Tosio Martinengo di Brescia articola il proprio spazio espositivo lungo le 21 sale della storica dimora recentemente restaurata.\nTra gli artisti più rappresentativi della collezione vanno innanzitutto segnalati Vincenzo Foppa, il vero grande padre della pittura rinascimentale lombarda, e Savoldo, Romanino e Moretto, i tre maestri bresciani del ‘500 che, sviluppando le geniali intuizioni del loro caposcuola, elaborarono quella particolare declinazione del Rinascimento italiano che più che al disegno, al colore o al tono guardava allo studio della luce naturale come strumento per indagare e rappresentare sulla tela le proprie verità. A loro decise poi di guardare il genio di Caravaggio quando si trattò di scegliere lo strumento pittorico più congeniale per sé.\nObbligatorio, restando nell’ambito cronologico del Rinascimento, soffermarsi davanti al Cristo benedicente di Raffaello, piccola tavola devozionale in cui molta critica vede, nel volto di Gesù, l’autoritratto del pittore poco più che ventenne, e la magnifica Adorazione dei pastori di Lorenzo Lotto, capolavoro assoluto dell’inquieto artista veneto perennemente in competizione con l’imperante dominio del linguaggio artistico di Tiziano.\nBellissime e quasi disorientanti le sale riservate alla pittura pauperista del ‘700 dove domina l’opera di Giacomo Ceruti detto il Pitocchetto, il gigante della “realtà”. Pur essendo nato a Milano amava definirsi Brixiensis, bresciano, ed è sicuramente in questa terra che egli lasciò il meglio della sua produzione artistica, le opere più ispirate. Nella Pinacoteca Tosio Martinengo è esposto il più grande nucleo di opere del Ceruti che si possa vedere in una collezione pubblica.\nLe ultime sale sono riservate all’800 neoclassico e romantico con nomi di notevole spessore come Andrea Appiani, Bertel Thorvaldsen, Canova e Francesco Hayez.\nMolto intrigante l’integrazione espositiva tra pittura e arti decorative. Oreficerie, avori, smalti, medaglie, ceramiche e vetri sono disposti lungo il percorso in vetrine senza intelaiatura che scongiurano fastidiosi ingombri ed appesantimenti visivi. Collocati nelle sale in dialogo cronologico con le opere pittoriche, completano la narrazione di un determinato periodo storico-artistico evocando gli ambienti domestici o religiosi sulle cui pareti campeggiavano quadri ed affreschi.\nParticolarmente bella è la grande vetrina centrale della Sala degli specchi che su due ripiani mostra gli oggetti in vetro soffiato veneziano della collezione Brozzoni datati XVI-XVIII secolo.\nLa ricchezza della collezione e la distribuzione delle opere in nuclei coerenti, sia cronologicamente che tematicamente, consente a chi la visita di organizzare percorsi specifici per approfondire e soddisfare interessi particolari. Le opere esposte coprono un arco cronologico lungo sei secoli che va dal Tardogotico al Romanticismo. Sotto alcuni dei nostri suggerimenti.\n1 – VISITA GUIDATA CLASSICA: I GRANDI CAPOLAVORI\nUna visita di sintesi dedicata alla storia e al valore della collezione pubblica bresciana. Essa richiede inevitabilmente che venga fatta una selezione tra le opere più importanti degli artisti più famosi e tra le sezioni più significative della pinacoteca, lungo un percorso cronologicamente trasversale che accompagna dalla pittura medievale del periodo tardogotico al Rinascimento e fino all’Ottocento.\n2 – SCUOLA BRESCIANA: LA “TERZA VIA” DEL RINASCIMENTO ITALIANO\nA partire dal tardo Quattrocento e nel corso dei primi decenni del Cinquecento i grandi maestri della pittura bresciana riuscirono ad elaborare un linguaggio proprio, destinato a diventare una delle declinazioni principali dell’arte rinascimentale in Italia, una “terza via” dopo quella romano-fiorentina e quella veneziana.\nFoppa, Romanino, Savoldo e Moretto concepirono novità di fondamentale importanza per la storia della pittura, novità scaturite dallo studio della luce naturale e dall’ambientazione domestica in cui vengono calate le scene sacre. Il loro valore va ben oltre quello determinato dall’altissima qualità delle opere, esso sta infatti alla base degli sviluppi del linguaggio rivoluzionario di Caravaggio, motivo per cui la pittura bresciana del Rinascimento è oggi considerata una “scuola” a tutti gli effetti.\nQuesta visita guidata ha per scopo principale la conoscenza della pittura bresciana del Rinascimento, dei suoi caratteri specifici e delle conseguenze che ne scaturirono all’interno del panorama artistico successivo. A tale scopo non mancheranno paragoni con altre importanti correnti del Rinascimento italiano rappresentate nella Tosio Martinengo da opere di Raffaello e Lorenzo Lotto.\n3 – PITOCCHETTO E LA PITTURA DI REALTÀ\nNella Pinacoteca Tosio Martinengo è esposto il più grande nucleo di opere di Giacomo Ceruti conservato in una collezione pubblica.\nLavandaie dai profili sgraziati e dai grembiuli sporchi che ti guardano dritto negli occhi a mostrare tutta la propria stanca esistenza; straccioni sdentati con le vesti malamente rattoppate e le manone sporche che accarezzano con indicibile tenerezza cuccioli di gatto; bari, denunciati senza cattiveria dall’abile pennello che li inchioda, come in un fermoimmagine, nell’atto di truffare l’ingenuo avventore.\nQuesta è la miglior pittura di Ceruti, fatalmente attratto dai diseredati e dagli spiantati, verso i quali mostra sincera solidarietà così carichi come appaiono di una profondissima dignità. E questo è ciò che rende il Ceruti tanto diverso dai colleghi che, occupandosi dello stesso tema, trasformano i miseri in vacue figure stereotipate quando non addirittura stolide macchiette adatte a solleticare il buonumore di certa committenza. È al Ceruti quindi che spetta tutto l’onore del soprannome “Pitocchetto“, l’artista dei pitocchi.\nIl confronto con opere di altri artisti aiuterà ad inquadrare il tema e a meglio comprendere. Vedremo quindi, oltre alle opere del Pitocchetto, tele di Luca Giordano, di Antonio Cifrondi e anche la particolarissima “pittura di pigmei” di Faustino Bocchi.\nromanino-moretto-pinacoteca-tosio-martinengo-bresciaLe grandi pale d’altareadorazione-dei-pastori-lorenzo-lottoAdorazione dei pastori, Lotto, 1534 ca.vetri-veneziani-collezione-brozzoni-bresciaVetri veneziani, coll. Brozzonibusto-eleonora-este-canova-bresciaBusto di Eleonora d’Este, Canova, 1819cristo-benedicente-raffaelloCristo benedicente, Raffaello, 1502/1504 ca.incontro-giacobbe-esaù-hayezIncontro di Giacobbe ed Esaù, Hayez, 1844lavandaia-giacomo-ceruti-pitocchettoLavandaia, Ceruti, 1735, partic.ritratto-giovane-con-flauto-savoldoRitratto di giovane flautista, Savoldo, 1540 ca.cena-casa-fariseo-romanino-particolareCena in casa del fariseo, Romanino, partic.\n
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ORGANIZER;CN=Manuela Barbiani:MAILTO:ilmosaico@bidibrescia.com
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