Visita guidata: Pisogne e Romanino in S. Maria della Neve

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Dalle streghe ai santi e ritorno

Affacciata sul lago d’Iseo, di cui è estrema propaggine, Pisogne si trova in realtà in territorio appartenente alla Valcamonica.

La sua lunghissima storia di terra di confine, stretta tra le montagne e il lago e in posizione strategica lungo le rotte che uniscono i territori italiani a quelli d’oltralpe, le permisero di acquisire una notevole importanza economica e militare, tuttora testimoniata dalla sua struttura urbana.

A inizi ‘500, insieme alle merci che permisero di sviluppare a Pisogne un immenso porto lacustre, lungo le rotte di traffico presero a scendere le idee che Lutero diffondeva con le sue predicazioni in seno alla società tedesca. La Valcamonica venne presa di mira dalla Santa Inquisizione in quanto pericolosa porta verso l’Italia delle spinte anticattoliche del protestantesimo. Si scatenò la più tremenda caccia alle streghe dell’Italia cinquecentesca.

Uno degli episodi più tragici ebbe luogo nel 1510. La Santa Inquisizione accese contemporaneamente più roghi in tutta la valle per bruciare oltre 60 streghe e alcuni stregoni «che assaltavano huomini, donne, animali, seccavano prati, herbe co’ loro incantamenti» (Annali di Brescia dal 1030 al 1530). A Pisogne il luogo deputato per il rogo fu la piazza antistante la medievale Torre del Vescovo.

A render loro giustizia pare ci abbia pensato uno dei più grandi pittori del Rinascimento bresciano e lombardo: Girolamo Romanino incaricato nel 1532 dalla Confraternita dei Flagellanti di affrescare la chiesa di S. Maria della Neve.

Gli chiesero di affrescarne interamente le pareti con storie della vita di Cristo, riservando le scene maggiori alla Passione. Sulle volte vollero Sibille e Profeti. Romanino li dipinse con fare talmente scomposto, posture così precarie e volti tanto espressivi da parere che il pittore avesse deciso di portare in chiesa, a farci da monito, proprio quelle schiere di streghe e stregoni che lì vicino trovarono morte violenta non troppo tempo prima.

La sua personalità impetuosa e insofferente alle leggi di sereno equilibrio del classicismo rinascimentale, unita all’atmosfera violenta e opprimente di cui era testimone, produsse in Santa Maria della Neve un’opera di forte impatto emotivo e di grande fascino oltre che di altissimo valore artistico.

Giovanni Testori battezzò S. Maria della Neve con il nome di Cappella Sistina dei poveri e lo spiegò così: “[…] Pisogne per forza poetica tiene alla Sistina, ne è come l’alterità, l’altro modo di vivere il cristianesimo, […] Qui c’è un modo di viverlo più umile, più da eroismo popolare e montagnardo, più dialettale. […] Romanino qui fa il controcanto della parola che si fa carne, infatti prende la carne di un popolo, di una valle e ne fa verbo figurativo.”

Visiteremo il borgo di Pisogne e la chiesa di S. Maria della Neve usando come filo rosso del racconto il terribile episodio cinquecentesco della caccia alle streghe che tanto incise nella storia di questa terra.

COSA SI VEDE CON LA GUIDA TURISTICA

  • Il borgo di Pisogne
  • La Piazza Grande
  • La Torre del Vescovo
  • Gli affreschi di Romanino nella pieve S. Maria della Neve

  • TIPOLOGIA INCONTRO: Visita guidata
  • DURATA: 1h 30 min.
  • ACCESSIBILITÀ DIVERSAMENTE ABILI:
  • CRITICITÀ: Nessuna
  • ALTRI COSTI: Nessuno

Modalità di pagamento e cancellazione della prenotazione

Quando

01 Mag 2021
DOVE
Pisogne (Lago d'Iseo)
VISITE PRIVATE

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